venerdì 17 ottobre 2014

NUOVO BLOG PER ASSOCIAZIONE DIFESA LAVORATORI




  NUOVO SITO ADL COBAS - COMUNE DI PADOVA


sito web: www.adlcobas.it 
sito web ADL COBAS per comune di Padova: www.adlcobas.net (in via di approvazione)
BLOG per ADL COBAS PADOVA (rassegna stampa, commenti, editoriali) 
http://adl-cobas.blogspot.it/


mercoledì 11 luglio 2012

Fortebraccio

Io, Fortebraccio, in questi ultimi giorni, non ho molte parole da spendere. Rimango muto, davanti al telegiornale, senza avere la forza di proferire parola. Me ne sto in silenzio, leggendo il giornale, o guardando in Internet le notizie relative a quella che ora chiamano "spending review".
Cosa sta succedendo?

Prendiamo la sanità.
Nel 1978 abbiamo varato una delle riforme sanitarie più avanzate di tutto il pianeta. Ne abbiamo applicata una parte, diciamo un 30 per cento, eppure siamo diventati un modello per tutti coloro che hanno a cuore la salute dei cittadini. Un diritto costituzionale veniva sancito da una legge: il diritto alla salute è un dovere della collettività e una risorsa per il Paese.
Poi è arrivata l'era Tatcher, Reagan e il liberalismo. Da noi è arrivato Craxi, e il socialismo "decisionista". Abbiamo cominciato a togliere pezzi di stato, e darli in mano ai politici. Anzi, agli amici dei politici. Una presidenza USL a te vale tre municipalizzate. Un assessorato vale due vicepresidenze, ecc. ecc.
Poi il craxismo, e Craxi, assieme al pentapartito, con Forlani, Zanone, De Mita, Goria, Sbardellotto, De Michelis, Cicchitto (si proprio lui), Brunetta (si, proprio lui), PSDI, PLI, DC, PSI, PRI, sono stati spazzati dagli scandali.
Poi è sceso in campo lui, Mister "B", tessera P2, amico di Licio Gelli e di Craxi.
E' cominciata l'era del partito azienda, e poi dello stato-azienda.
Tutti a pensare che l'Italia poteva arrivare ad eguagliare  i successi del Milan. Avevamo l'Arrigo Sacchi della politica. Forza Italia! Forza Azzurri! e le parole come "scendere in campo", "zona cesarini", "arbitraggio scorretto", sono entrate in politica, assieme agli inni, le bandiere, le grandi vittorie.
Poi la Lega lo ha mollato, e abbiamo dovuto entrare in Europa.
Ricordate i sacrifici per entrarci? Il blocco degli stipendi? Del turn-over? la riforma delle pensioni? le cartolarizzazioni (ossia la vendita ai privati del patrimonio dello stato, che poi riaffittava dall'acquirente a prezzi pazzi), la fine della scala mobile, gli accordi sindacali "concertati", la riforma del costo del lavoro?
Il costo del lavoro era l'unico grande problema dell'Italia!
Ricordate la favola della rincorsa degli stipendi e dei prezzi? Fermiamo gli stipendi, e si fermeranno anche i prezzi! Giusto! Difatti...
E Amato, Ciampi, Prodi, e i sacrifici chiesti e ottenuti.
Ricordate le liti sul "tesoretto"? su quei soldi arrivati dalle tasse dei lavoratori dipendenti? Dovevano ridarceli (si chiamava - tra l'altro - restituzione del fiscal-drag) ma poi hanno deciso di darli alle aziende per ripartire l'azienda Italia e per ridurre il debito pubblico (sic!).
Poi cade Prodi, e ritorna Berlusconi, e via alla festa con la casa della libertà?
La Casa delle libertà, si chiamava, ricordate?
E poi le feste ad Arcore, le riduzioni delle tasse (le due aliquote, ricordate?), i super vantaggi per i ricchi che risparmiavano anche il 25 per cento della tassazione dovuta.
E le briciole in busta paga, con la riduzione di due punti della nostra aliquota (ma eliminando la zona franca fino a 8mila euro). Ci fu chi prese bene venti euro in più, tra noi, e gridò "Avete visto?".
Poi Tremonti bloccò tutto il possibile.
E le riforme alla sanità? la cancellazione della riforma Bindi? I favori alle cliniche private?
Ricordate l'amicizia tra Berlusconi e Casini? Casini ha sposato (in seconde nozze) la figlia di Caltagirone, uno dei maggiori palazzinari di Roma e del resto d'Italia? E che è il principale proprietario di cliniche private? Guarda caso, quando Berlusconi favorì altri, nella costruzione di nuove cliniche e nelle grandi opere previste, Casini si staccò da Berlusconi! Coincidenza?


Intanto, dal PRIMO PAESE EUROPEO, fra i 15 paesi dell'Europa ora siamo il penultimo per spesa sanitaria complessiva.
secondo l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, istituzione ONU, spende:

l'Italia spende 3027 dollari l'anno per persona,
la Germania 4129,
la Francia 3934.
la Grecia 4.000 (circa, ora  non si piò calcolare, ma comunque più di noi!

Dietro di noi c'è solo Portogallo.

Ma il servizio sanitario pubblico, ossia la salute, è un punto fondamentale per la vita e l'uguaglianza delle persone, oppure pensiamo che tutto sia sacrificabile al debito pubblico?
I danni sono stati provocati dalla finanza, dalla politica bancaria, e noi facciamo pagare i cittadini? E ora li priviamo del diritto e la parità di accesso alle cure, come alla scuola e allo studio?

- 3,7 posti letto per mille abitanti - 
 
È orribile, ve ne rendete conto?
 
Ma la riduzione dell'acquisto di armamenti, come gli F35 da 15 miliardi di euro? 
 
NESSUNO SI RICORDA CHE DEVONO ANCORA ENTRARE IN VIGORE I TAGLI FATTI DA TREMONTI? SONO PREVISTI PER IL 2013!
CHE SONO GIA' PREVISTI TAGLI AI POSTI LETTO?
CHE ALTRI TAGLI SONO PREVISTI DALLE REGIONI?
BERLUSCONI E TREMONI HANNO PREVISTO 17 miliardi di riduzione di investimento per i prossimi tre anni, 
HANNO TOLTO 6 MILIARDI IN BENI
2 MILIARDI RECUPERATI DA TICKET
9 MILIARDI RIDUCENDO LA SPESA PER IL PERSONALE SANITARIO
 
FACCIO UN ESEMPIO del taglio previsto da Berlusconi (che entrerà in vigore tra poco)
ospedale - reparto di cardiochirurgia 
 
vanno in pensione tre anestesisti, tre chirughi, tre cardiologi e un neurochirurgo, l'ospedale potrà assumere SOLO UN SOSTITUTO.
VUOL DIRE CHE IN UN OSPEDALE MANCHERANNO NOVE DI QUESTE FIGURE.
 
riducete il budget per cambiare le macchine che monitorizzano le funzioni vitali, tagliate tre infermieri su dieci. 
Ora capite perché hanno tolto i posti letto? 
 
IO FORTEBRACCIO, HO UN CUORE ANCORA IN BUONE CONDIZIONI.
Ma se un mio familiare si ammala? lo faccio entrare in un reparto cardiologia in queste condizioni?


BLOCKUPY SPENDING REVIEW!

TUTTI INSIEME CONTRO CHI VUOLE ELIMINARE I SERVIZI E RIDURCI I DIRITTI

giovedì 7 giugno 2012

Botte e risposte!



E LA NOSTRA RISPOSTA: 


Si continua a sparare sulla Croce rossa che in questo specifico caso corrisponde ai dipendenti pubblici: come non bastassero le nuove norme del Ministro Fornero, come non fosse stata sufficiente la campagna denigratoria messa in campo dall’ex Ministro Brunetta, adesso si aggiungono anche i giornalisti in cerca di scoop, troppo spesso poco o male informati che, come al solito, scrivono mezze verità.

Infatti il Sig. Giacon nel suo articolo pubblicato ne il Gazzettino di mercoledì 6 giugno 2012 omette di riportare, oltre all’ipotesi di accordo siglata tra Amministrazione e Sindacati, che da tempo immemore non si possono fare nuove assunzioni a causa dell’assurda regola sul  patto di stabilità. Quindi l’Amministrazione, per poter attivare nuovi servizi, deve esternalizzare i lavoratori sia pur precari delle scuole che fino ad oggi hanno lavorato coscientemente per il Comune e per i cittadini e che le organizzazioni sindacali, noi in primis eravamo e siamo contrari a tale pratica.

Omette di scrivere che il taglio regionale sul trasporto pubblico operato dalla Regione è il principale colpevole del taglio delle linee di scuolabus.

Omette di scrivere che il nostro stipendio, già fermo da molti anni, resterà ancora bloccato fino al 2017 e che anche il nostro potere d’acquisto, come riportato dagli stessi organi d’informazione, è fermo a vent’anni fa.

Omette di riportare che nonostante tutto questo e nonostante il blocco delle assunzioni e l'aumento dei carichi di lavoro, vengono comunque garantiti servizi efficienti a tutti i cittadini.

Omette di scrivere che, nonostante norme farraginose, poco chiare ed erogate all’ultimo momento come quella sulle residenze o sull’applicazione dell’IMU, i dipendenti si sono attivati in prima persona per garantire risposte certe e chiare ai cittadini costretti a rincorrere un Governo di Tecnici che fino ad oggi ha saputo solo colpire e tassare i cittadini comuni e tutti i lavoratori.

A fronte di tutte queste considerazioni crediamo sia più utile per il futuro, anche per il buon nome del giornale e dell’autore dell’articolo, approfondire e valutare le notizie prima di scriverle, ascoltando tutte le “campane”, al fine di evitare di trasformare anche i quotidiani in tabloid scandalistici.
O forse il Gazzettino ha deciso di assumere uno stile sobrio e distaccato come quello di altri quotidiani nazionali (Libero, Il Giornale….)?

I delegati RSU - USB Stefano Pieretti - Silvio Nalon - Maurizio Galato
(il presente comunicato di risposta è stato inviato alla redazione de "Il Gazzettino")

mercoledì 6 giugno 2012

Le pari opportunità ... secondo il ministro Fornero



Una idea: Crozza ministro?

martedì 5 giugno 2012

Fortebraccio: dal 1898 al 2012


LA STORIA (MINIMA) DELLE RIFORME DELLE PENSIONI IN ITALIA

La pensione: un miraggio o un diritto? Quali e quante sono state le riforme delle pensioni in Italia?

Vediamo come è cambiato il nostro sistema previdenziale dalla fine dell'Ottocento al primo decennio del Duemila.


1898: nasce la Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai: si trattava di un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo, anch’esso libero, degli imprenditori.
1919 nasce l’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia che – dall'anno 1920 -diventa obbligatoria e interessa 12 milioni di lavoratori.
1939: in pieno regime fascista vengono istituite assicurazioni contro la disoccupazione, la tubercolosi. Vengono istituti gli assegni familiari; introdotte le integrazioni salariali per i lavoratori sospesi o ad orario ridotto. Il limite minimo per la pensione diventa 60 anni per gli uomini e a 55 per le donne; istituita la pensione di reversibilità a favore dei superstiti dell’assicurato e del pensionato.
La riforma fascista è adottata anche dalla nuova Repubblica italiana.
1952: viene emanata la legge n. 218 del 4 aprile RIFORMA RUBINACCI riforma l’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti (. La formula di calcolo della pensione rimane contributiva e s’introduce l’istituto della c.d. “integrazione al minimo”, con la quale si eroga ai pensionati con ridotta anzianità contributiva una pensione minima che garantisce una sopravvivenza dignitosa. Dalla fine degli anni ’50, sulla base delle previsioni contenute nell’articolo 38 della Costituzione, che prevede tutele per tutti i lavoratori, siano essi dipendenti o autonomi, l’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, è estesa progressivamente ai lavoratori autonomi, coltivatori diretti, artigiani e commercianti.



legge n. 153 del 30 aprile 1969, RIFORMA BRODOLINI, in base alla quale si abbandona definitivamente ogni forma di capitalizzazione; si adotta la formula retributiva per il calcolo della pensione in forma generalizzata, svincolando il calcolo della pensione dai contributi effettivamente versati e legando la prestazione alla retribuzione percepita negli ultimi anni di lavoro
si istituisce:
  • la pensione sociale (per i cittadini ultra 65enni sprovvisti di assicurazione, che non hanno un minimo di reddito)
    -la pensione di anzianità (per i cittadini con 35 anni di contribuzione pur non avendo raggiunto l’età pensionabile);
  • si estende all’assicurazione invalidità e vecchiaia, nei limiti della prescrizione decennale il principio dell’automaticità delle prestazioni; la perequazione delle pensioni, che consiste nella rivalutazione delle pensioni in pagamento in base all’indice dei prezzi al consumo, che diventa automatica.
  • Dal 1975 la perequazione delle pensioni è agganciata, oltre che ai prezzi, anche ai salari, consentendo così una tutela effettiva del valore reale delle pensioni. Sarà la riforma “AMATO” (amato da chi?) che la cancellerà
1981, PRIMA Commissione Castellino (Ministro del Tesoro): analisi del sistema pensionistico riguardo all'età pensionabile, al collegamento percentuale alla retribuzione, alla retribuzione pensionabile, alla cumulabilità tra pensione ed altri redditi e alla formula di indicizzazione.
PARTONO DA QUI LE VARIE RIFORME – IN NOME DEL LIBERALISMO ALLA “TATCHER” E AL NOSTRO UOMO FORTE DEL MOMENTO: BETTINO CRAXI
.
Nel 1983, il Governo Craxi tentò di affrontare il problema, ma il progetto approntato dal ministro del lavoro De Michelis venne respinto già in sede di presentazione in Consiglio dei Ministri nel luglio del 1984.
1984 SECONDA Commissione Cristofori incaricata di predisporre un testo di riforma che però si protrasse senza esiti fino al 1987
1984-87 RIFORMA DELLE PENSIONI DI INVALIDITÀ attuata con la legge n. 222 del giugno 1984, che abolì qualsiasi riferimento ai fattori socio economici e stabilì che ai fini della concessione della prestazione era rilevante solo la situazione sanitaria legata alla incapacità lavorativa del richiedente. Il testo, esaminato in Aula all'inizio del 1987 abortì per lo scioglimento anticipato della legislatura.
1989-1990: legge 8 marzo 1989, n. 88 di ristrutturazione dell’INPS - istituzione della GIAS (gestione per gli interventi assistenziali e di sostegno)
legge 2 agosto 1990 n. 233 REGALO AI LAVORATORI AUTONOMI - riforma della previdenza dei lavoratori autonomi che, approvata con il consenso di tutti i partiti, equiparò la modalità di calcolo della pensione degli autonomi a quella dei lavoratori dipendenti, anche se i versamenti dei primi erano enormemente inferiori a quelli dei secondi. La nuova legge disponeva, con effetto dal 1° luglio 1990, che la misura dei trattamenti pensionistici venisse calcolata sulle contribuzioni versate dal 1982 in poi, applicando alla media dei redditi degli ultimi dieci anni (indipendentemente dai versamenti effettuati prima) o al minor numero di essi anteriori alla decorrenza della pensione, un coefficiente di rivalutazione pari al 2% per anno di iscrizione, con un massimo di 40 anni per cui la misura massima della percentuale di commisurazione della pensione al reddito veniva fissata dalla legge nell’80%.




1992 – 1995 RIFORMA TREU – RIFORMA CIAMPI
1995 RIFORMA DINI
ha rivoluzionato il sistema pensionistico italiano, con il cambio da RETRIBUTIVO A CONTRIBUTIVO
Il cambiamento più importante riguarda le modalità di calcolo della pensione. Nella fase antecedente al 1995 la somma a cui ammontava le pensione mensile veniva calcolata in base alla media dello stipendio percepito negli ultimi 10 anni. L'importo finale si aggirava all'incirca attorno al 70% di questa media. Con Dini, invece, il calcolo della pensione si effettua in base alla quantità dei contributi versati. La conseguenza diretta di questa riforma è un taglio delle precedenti pensioni di quasi il 50%. Per coloro che alla data di avvio della riforma, nel 1995, avevano già accumulato almeno 18 anni di contributi vale un sistema "misto" che prevede che il calcolo dell'effettiva pensione percepita dipenda per il 50% dai contributi versati e per il rimanente 50% dal proprio reddito. Per quanto riguarda l'accesso all'età pensionabile, la riforma prevede, con 35 anni di contributi, una fascia di età tra i 57 e i 65 anni. Al contribuente è lasciata la possibilità di scegliere, con incentivi crescenti per prolungare l'età lavorativa: a 65 anni si ottiene la pensione piena (quella che il contribuente avrebbe percepito con il vecchio sistema) e a 67 anni la pensione piena più un premio. Inoltre, essendo la pensione calcolata non più in base all'ultimo stipendio ma all'ammontare (rivalutato) dei contributi, più si rimane sul posto di lavoro, più alta sarà la pensione.

2004 - RIFORMA MARONI

La Legge n. 243 del 23 agosto 2004, pubblicata sulla G. U. del 21 settembre 2004, (entrata in vigore il 6.10.2004) attua una nuova riforma del sistema previdenziale.



La riforma PREVEDEVA, per il periodo 2004-2007, incentivi economici per coloro che decidono di continuare l’attività lavorativa anche se in possesso dei requisiti assicurativi e anagrafici per il diritto alla pensione di anzianità.



La riforma si propone di raggiungere due obiettivi, largamente condivisi a livello europeo:
  • elevare gradualmente l'età pensionabile, principalmente su base volontaria, con il prolungamento dell’attività lavorativa ( comma 6 e 7);
  • sviluppare la previdenza complementare, da affiancare a quella pubblica, finanziandola con il T.F.R. OSSIA RIUSCENDO A ERODERE ANCHE L'ULTIMO BALUARDO CONTRO LA POVERTA' EFFETTIVA -
  • ai lavoratori la cui pensione è liquidata esclusivamente con il sistema di calcolo contributivo (lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 ossia tutti i lavoratori che hanno esercitato l’opzione per il calcolo contributivo)



QUESTA RIFORMA NON E' MAI STATA APPLICATA ALLA PREVIDENZA DEI LIBERI PROFESSIONISTI! - con una Circolare del ministero n. 105 del 19 settembre 2005



RIFORMA 2007
Requisiti per andare in pensione:
  • 65 anni d'età per gli uomini, 60 per le donne
  • 40 anni di contributi indipendentemente dall'età
  • 35 anni di contributi e 60 d'età (61 per gli autonomi)
  • 35 anni di contributi e 57 di età per le donne (la rendita sarà calcolata soltanto con il metodo contributivo)
Regimi particolari saranno previsti, d'intesa con le parti sociali, per:
  • chi ha esercitato un lavoro usurante o precoce
  • le lavoratrici madri
  • chi assiste disabili

Dal 2010

Requisiti per andare in pensione:
  • 40 anni di contributi a prescindere dall'età
  • 35 di contributi e 61 anni di età (62 per gli autonomi)
  • Per le donne restano i 60 anni di età

RIFORMA TREMONTI

stretta sull'età pensionabile – aggancio all'aumento medio della vita (e alla diminuzione della qualità della stessa...) - stretta sulle pensioni di invalidità, di reversibilità, ecc.

2012 – - RIFORMA MONTI

l'Europa ci chiede una nuova riforma. Monti ubbidisce – la pensione non è più un diritto, ma un privilegio. Occorre dire altro?
Dal 1898 una lunga serie di riforme, una lento ma tenace lotta per la conquista dei nuovi diritti, fino agli anni Settanta, poi un lento e inesorabile declino. Ai sindacati, ai partiti, alla società civile, ai lavoratori non è restato che lottare per rallentare il più possibile, cedendo ogni volta quote di diritti acquisiti.
e ora, i soliti consigli di lettura:
per uno sguardo più "datato" ma molto documentato è valido sempre il libro di Armando Cherubini,
Storia delle previdenza in Italia, 1860-1960, Editori Riuniti, Roma 1977,
oppure, più recente,
Antonietta Albanese, Carla Facchini, Giorgio Vitrotti, Dal lavoro al pensionamento:
vissuti, progetti : riflessioni e ricerche, Franco Angeli Editore, Milano 2006
libro